Roberto Farneti – liberazione
«Quello della Fiat è un bluff per intimorire i lavoratori. E i vari professori traditori assoldati da Marchionne – ammesso che esistano, perché mi pare una follia – stanno istigando a un reato». Piergiovanni Alleva, professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università delle Marche, liquida così l’ipotesi minacciosa, fatta nuovamente trapelare dall’azienda e fino ad ora mai smentita, di una prossima cessione dello stabilimento di Pomigliano d’Arco a una “newco”, sempre controllata dalla Fiat, allo scopo di poter poi riassumere solo i lavoratori disposti a sottoscrivere le deroghe alle leggi e al contratto previste dall’intesa separata non siglata dalla Fiom e bocciata dal 40% degli operai che stanno sulle linee. «In Italia non si può ancora dire “assumo chi mi pare”», ammonisce Alleva.
La Fiat però non si arrende. Addirittura starebbe progettando di uscire dalla Confindustria, pur di non essere obbligata ad applicare il contratto nazionale dei metalmeccanici e togliere così dalle mani della Fiom l’arma dei ricorsi giudiziari. Ma davvero lo potrebbe fare, tecnicamente parlando?
Teoricamente sì, chi non sottoscrive un contratto non ne è vincolato. In realtà però di imprese che non applicano il contratto collettivo, perché fuoriuscite dalla Confindustria, io ne ricordo solo una. Era la Max Mara, col suo vecchio padrone Achille Maramotti. Sono cose che normalmente non portano da nessuna parte, anche perché spesso sono più i guai che i vantaggi. Ad esempio, chi non applica il contratto nazionale non ha diritto ad alcun sgravio, fiscale o contributivo. Tanto che Maramotti alla fine dovette restituire 7 miliardi di sgravi contributivi. Per cui questo progetto mi sembra francamente folle. Mi meraviglio di Marchionne. Dopo averne conosciuto la versione “dottor Jekyll” – quella del manager che rilanciava la Fiat al di qua e al di là dell’Atlantico – da un po’ di tempo stiamo conoscendo il Marchionne “mr. Hyde”. Un padrone aggressivo che riesce a spaventare persino il gregge che lo ha applaudito fino a adesso.
Veramente c’è chi, nonostante i licenziamenti e la fuga in Serbia, continua ad applaudirlo. La Uilm ha già detto sì alla newco, se questa «garantirà norme e retribuzione dei lavoratori».
Poi questi sindacalisti dovranno anche fare i conti con i lavoratori. Comunque ripeto: fare una newco a Pomigliano è possibile. Quello che non è possibile è tenere fuori gli iscritti alla Fiom. Quando c’è continuità nella gestione aziendale c’è trasferimento d’azienda. E se c’è trasferimento d’azienda – articolo 2112 – passano tutti i dipendenti. Ammettiamo che la Fiat metta Pomigliano nelle mani di una compagnia completamente nuova. E che quest’ultima riprenda alle proprie dipendenze solo i lavoratori non sospettati di essere della Fiom. Se facesse questo lederebbe l’articolo 15 dello Statuto dei lavoratori, che, alla lettera A, proibisce discriminazioni di tipo sindacale nelle assunzioni. Un reato punibile – ogni volta, sottolineo, che lo commetti – con l’arresto da 15 giorni a un anno. Come avvocato del lavoro aspetto con molto piacere queste iniziative, perché così forse potrei ritirarmi a vita privata avendo guadagnato qualche cosa in più.
Alla Fiat sta stretto anche il contratto separato dei metalmeccanici siglato da Fim e Uilm. Il sogno di Marchionne sarebbe quello di sostituirlo nel 2012, quando scadrà, con un nuovo contratto per il solo settore automobilistico.
E’ la vecchia idea che Valletta voleva realizzare con il Sida, il sindacato giallo dell’automobile. Non si stanno inventando niente, stanno tornando semplicemente agli anni Cinquanta. E dopo gli anni Cinquanta vennero gli anni Settanta. Certo, teoricamente la Fiat potrebbe uscire dalla Confindustria e dopodiché provare a fare un suo contratto per il settore merceologico dell’auto. Le trasmigrazioni contrattuali sono già accadute. Molte aziende del settore informatico sono passate dal contratto metalmeccanico a quello delle telecomunicazioni. Ma la qualità dei contratti è legata alla capacità vertenziale di ciascuna categoria. E quest’ultima dipende dai lavoratori. La Fiat non può pensare di eliminare il conflitto semplicemente cambiando settore. Per questo comincio a pensare che Marchionne sia un po’ matto. Con questa politica fatta di annunci, ricatti, si sta creando non pochi nemici. Vedo che anche la Lega è in ebollizione. Così non si va da nessuna parte.